Villa Pisani Ferri “Rocca Pisana”

Vincenzo Scamozzi

La Rocca

La Rocca Pisana, ville cinquecentesca che signoreggia sui colli leoniceni, si caratterizza tanto per la posizione e la struttura architettonica, quanto per le vicende che hanno portato alla sua costruzione. Nel 1542 Vittore Pisani, il padre Giovanni ed i fratelli Marco e Daniele, appartenenti alla potente famiglia veneziana, commissionarono all’architetto Andrea Palladio il progetto di Villa Pisani a Bagnolo con l’ordine che rispondesse ad esigenze agricole.

Nel 1576 Vettor Pisani fece edificare un’altra residenza su una posizione dominante , “posto sopra un colle detto la Rocca,…molto gratioso da vedere…per esser di forma quasi rotonda”. Questa volta, però, il progetto fu affidato all’architetto Vincenzo Scamozzi, allora ventiquattrenne allievo del Palladio. Nel suo trattato La idea dell’architettura universale (1615) , in cui descrive le caratteristiche architettoniche della villa, Scamozzi stesso racconta che “Signor Vettor Pisani…gentilhuomo di molto giudicio, e generosità d’animo”, nonostante avesse già fabriche in fraterna ne’ poderi di Bagnoli, volse nondimeno edificar da sé, per aver luogo presso Lonigo, per diporto in aria più sana”. E’ probabile che il voler allontanarsi dalle arie infette e dalle zanzare della pianura leonicena fosse per il signor Pisani solo un pretesto e che egli fosse, in realtà, spinto dalla ricerca, tutt’altro che legata a finalità agricole e dal lavoro dei campi, della quiete collinare per poter godere di momenti rilassanti e piacevoli.

famiglia Pisani

Il nome

Il nome “La Rocca” o “La Rocca Pisana” si deve al fatto che la famiglia Pisani fece innalzare la villa ove prima sorgeva l’antica fortezza, chiamata “Rocca” che fu distrutta da Ezzelino da Romano nel XIII secolo.

Dal punto in cui si situa la villa è possibile scorgere tutta la Pianura sottostante e quando il cielo è particolarmente limpido, si possono ammirare addirittura gli Appennini. La villa si è tramandata nel corso dei secoli tra gli appartenenti della famiglia Pisani ed è stata oggetto di restauro attorno agli anni cinquanta per volontà dei conti Leonardo e Rosetta de Lazara Pisani, che l’avevano adibita a residenza estiva.

austera e geometrica

La struttura

La Rocca Pisani si caratterizza per la sua struttura austera e geometrica in armonica relazione con il paesaggio circostante. Il volume di pianta quadrangolare è sormontato da una cupola di forma ottagonale.

La facciata, perfettamente uguale agli altri tre lati, si contraddistingue per il pronao neoclassico che le conferisce solennità. Le sei colonne in stile ionico del pronao sono sormontate da un timpano dentato e creano un’armonica congiunzione tra lo spazio interno e l’area confinante.

Infatti ,trovandosi di fronte alla villa, la gradinata romana, fiancheggiata da poggi rivestiti frontalmente da bugnato, guida lo sguardo del visitatore, attraverso le colonne del pronao, al portale della facciata, a cui ne corrisponde uno simmetrico sul fianco opposta alla facciata. Il pronao ha la stessa profondità dei corridoi che circondano il vano centrale circolare interno, nel rapporto tra gli spazi.

Le colonne sono chiuse da due ali laterali compatte, che appoggiano su una base rinforzata agli angoli da bugnato rustico e d ornata da una cornice marcapiano. Il bugnato angolare caratterizza anche gli altri tre lati, ove è utilizzato per accennare il sovrapporsi dei piani interni.

In ogni lato è presente una serliana, con semicolonne joniche ; l’architrave che sormonta le aperture laterali poggia esternamente su altre due semicolonne appoggiate alla parete, particolarità, questa, piuttosto inconsueta.

Internamente la Rocca è articolata in uno spazio circolare attorno al quale si sviluppano spazi proporzionali: quattro nicchie simmetriche che si aprono dalla sala centrale, tre corridoi , il pronao e, ai lati di questo, due stanze rettangolari parallele di ampiezza equivalente a quella del pronao stesso.

La sala centrale uscita un,impressione di ampiezza, solenne armonia e luminosità. Alle pareti si alternano aperture circolari, ellittiche e quadrate. Dall’apertura della cupola entra la luce verticalmente e si interseca con quella proveniente orizzontalmente dalle serliane e dalla loggia, determinando un intersecarsi di raggi.

Posizionandosi nel mezzo della sala circolare, lo spettatore si troverà al centro dei quattro punti cardinali a lui visibili dalle aperture ai lati della villa, le stesse da cui la luce penetra in questo edificio così serrato. La sommità della cupola si caratterizza per un oculo aperto, che richiama quello del Pantheon a Roma, in corrispondenza del quale, sul pavimento si trova una griglia in marmo che ha la funzione di raccogliere l’acqua piovana.

Oltre che alle proporzioni, la cura dell’architetto nella progettazione è stata volta anche allo sfruttamento interno degli spazi: la spaziosa cucina da cui si scende alla cantina interrata, i locali progettati al piano intermezzo. Dalla dimensione ridotta dell’area, lo Scamozzi ricava delle stanze abbellite con soffitti a crociera e con aperture ovali e rettangolari che si affacciano sulla sala centrale. L’arredo comprende mobili del ‘500 appartenenti alla famiglia Pisani. Tuttavia, l’ambiente delle stanze appare sobrio ed austero, privo di affreschi o dipinti, proprio per far risaltare la purezza della pietra e la solennità spaziale.

Le marmorea scalinata interna, ampia ed illuminata, funge da scala secondaria, “secreta”, come la definisce lo Scamozzi nel trattato l’ “Idea” . Lo stesso architetto spiega che per tale scala si è avvalso di uno stile “misto”, riunendo forme “a mandola, ovali ed a chiocciola”.

Un’altra caratteristica di questa villa sono i camini, le cui nappe sono state disegnate dallo Scamozzi con lo stile “alla Romana” ,altrimenti detto “alla Francese”, che si distinguono dalle nappe in stile “alla Lombarda” o “a mezza Francese”. I camini si trovano al centro della parete delle sale e dei salotti o delle stanze e, in alcune stanze, tra due finestre o porte.

All’esterno, adiacenti alla Rocca si trovano due edifici:la scuderia e la “Gastaldia” o barchessa. Quest’ultima ospitava coloro che lavoravano all’interno della residenza dei padroni e si occupavano di curare il parco. Tali costruzioni sono ben distanziate dalla villa e situate ad un livello inferiore, aspetto che rimarcava la differenza di estrazione sociale ed economica dei lavoratori rispetto a quella dei proprietari. Nel corso degli anni tali annessi hanno subito diverse modifiche, tanto che alcuni dubitano che l’attuale fisionomia sia interamente riferibile allo Scamozzi.

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