Teatro di Lonigo

aperto a tutti

La nascita del Teatro Comunale

Un teatro democratico, aperto a tutti, comunale. Nasce su queste basi l’idea di dotare Lonigo di un nuovo spazio nel quale accogliere gli spettacoli lirici, musicali e di prosa da offrire alla cittadinanza. Siamo alla fine dell’Ottocento, in un periodo tra i più floridi per la città della Rocca. Risolte alcune emergenze di carattere urbanistico e sociale, gli illuminati amministratori del tempo decisero di investire nell’intrattenimento e nella cultura.

Da questo punto di vista i leoniceni si erano già segnalati nel corso dei cent’anni precedenti costruendo e mantenendo attivo in via San Francesco un piccolo teatro, denominato “Dei Concordi”. A far data dal 1794 e per quasi un secolo fu quello il luogo di ritrovo della schiera dei nobili leoniceni e di quella ricca borghesia che si andava consolidando sulla scia del successo economico.

Era però un teatrino di ridotte dimensioni che, agli occhi dei dinamici protagonisti della rinascita ottocentesca, doveva ben presto risultare inadeguato rispetto alle aspettative e al decoro della città.

Ecco allora che, con l’impeto civico che caratterizzava quegli anni, la comunità leonicena decise di costruire un teatro nuovo, più grande, più bello e – soprattutto – “popolare”. In quest’ultimo aggettivo si cela la volontà di aprire a tutti le porte della cultura, di rendere comune l’approccio a quel pane dello spirito cui la coscienza collettiva tendeva.

La pubblica amministrazione leonicena affrontò in via ufficiale la questione del nuovo teatro con la riunione di giunta del 18 luglio 1890. Nel marzo dell’anno successivo, dopo che l’ingegner Giovanni Carraro, incaricato di disegnare il nuovo edificio aveva presentato il suo lavoro, il Consiglio comunale approvò all’unanimità la “Costruzione del teatro e l’approvazione del progetto relativo”. Erano, quelli, tempi assai dinamici, segnati da una concreta voglia di fare. Già nel luglio del 1891 ebbero inizio i lavori di costruzione, appaltati all’impresa Ottavio Toffanin e fratelli di Lonigo. Tra inevitabili alti e bassi – in ottobre, a causa delle forti piogge, rovinò completamente la facciata a nord, rifatta con una maggiore spesa di 2.750 lire – l’opera proseguì a ritmo serrato, tanto che l’ agosto del 1892 l’Arena di Verona scriveva:

“Siamo pressoché alla fine della costruzione di questo nuovo Teatro: per la metà di settembre speriamo sia del tutto stabilito. E’ un bell’edificio che fa onore al paese. Bisogna vederne la fine per giudicare. Già si parla dello spettacolo di inaugurazione che dovrà darsi nel p.v. mese di ottobre”.

E il primo ottobre, lo stesso corrispondente, puntuale riferiva:

“E’ un teatro stupendo, d una costruzione nuova molto adatta all’uso del fabbricato. E di ciò va data lode all’ing. Carraro, il quale dimostrò tanto amore ed assiduità nell’adempimento di essa. Il ben noto artista veneziano sign. G. Dolcetta ha finito il corredo del palcoscenico, il tutto egregiamente. Stupendamente eseguite le quinte e scenari. Bello poi il sipario opera dello stesso artista, il quale figura un atrio con due porte laterali per l’uscita degli artisti, a finto stucco ed a fondo d’oro e nel mezzo lascia vedere uno sfondo di prospettiva dove si scorge la stupenda veduta della Villa Giovanelli, una torre, antico avanzo del Castello degli Scaligeri, ed una parte del nostro Duomo. Anche il proscenio si presenta bene, di una pittura proprio delicata. Il soffitto pure nulla dà a desiderare, il comparto lascia un certo di figura dove l’artista sign. Dolcetta ha fatto il centro del soffitto, eseguito molto bene, che rappresenta l’Incoronazione della musica, ed all’intorno è decorato dal nostro concittadino Chiampan con fregi a chiaroscuro di buonissimo effetto”.

Altri artigiani locali parteciparono all’arredo del teatro: il falegname Carlo Rodolfo costruì “un ingegnoso trovato per aprire automaticamente le porte” e il “valente intagliatore” Giuseppe Regagioli realizzò le pregiate sculture lignee che ancora addobbano la sala del Teatro.

ottobre 1892

L’inaugurazione

Ed eccoci al 23 ottobre 1892, data di apertura al pubblico del Teatro Comunale. In scena, il Ballo in Maschera, opera di quel Giuseppe Verdi il cui busto in bronzo ancora sorveglia il foyer del teatro.

Scrive Remo Schiavo nel suo bel libro Il teatro Comunale di Lonigo:

“La sera del 23 ottobre, con brillantissimo concorso di pubblico, si aprì il nuovo Teatro Comunale di Lonigo, del quale con voce concorde si approvò l’eleganza e soprattutto la comodità. Come in tutte le inaugurazioni, il pubblico era molto ben disposto ad applaudire ed infatti lo spettacolo fu applaudito malgrado molte incertezze e parecchie mancanze dovute alla troppa fretta di andare in scena. Alla seconda recita sparirono molte incertezze e l’impresario decise di sostituire il contralto e il basso che non si erano mostrati all’altezza della parte. Gli applausi più validi e meritati furono diretti alla signora Giulia Haras e al tenore Carlo Noli, i principali artefici del successo dell’opera. Dirigeva il maestro Ubaldo Zanetti”.

Aggiunge Egidio Mazzadi: “seguirono altre sei repliche e quindi per sette sere La Favorita di Donizetti. Gli incassi furono si lire 7.995,40 e la dote concessa dal Comune fu di lire 5.000”.

Tagliato il simbolico nastro dell’esordio, il Comunale proseguì la sua corsa per quasi un secolo. Sul palcoscenico leoniceno si rappresentò l’arte lirica e drammatica di tutto il Novecento e si celebrarono i riti più importanti della storia cittadina.

A partire dal dopoguerra, adattandosi alla moda dilagante, il Comunale si trasformò in cinema e per molti anni alternò l’attività di sala da proiezione a quella di contenitore di spettacoli dal vivo.

Nella seconda metà degli anni Settanta si presentò la necessità di intervenire in maniera drastica per salvare il teatro da un pericoloso declino.. Il 4 maggio 1977, il recital Milva canta Brecht chiuse il primo ciclo artistico del comunale. Dopo qualche anno si alzarono le impalcature e arrivarono le ruspe.

ottobre 1993

Il restauro

Il restauro durò più di un decennio e mise a dura prova, assieme alla resistenza delle casse comunali, la fiducia di ancora credeva che il Comunale potesse risorgere. Alla fine, dopo una serie di lavori di consolidamento strutturale, restauro rigorosamente conservativo e pulizia, a cui si aggiunse la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica per accogliere camerini e uscite di sicurezza, il teatro fu pronto.

La sera del 22 ottobre 1993, 101 un anni dopo la prima apertura, la platea e i palchi del Comunale si riempirono nuovamente di gente, abbagliata dallo splendore del nuovo teatro. Il concerto inaugurale vide sul palco il baritono Renato Bruson, accompagnato dall’Orchestra sinfonica dell’Emilia Romagna in un concerto memorabile sia per l’eccezionalità dell’evento che per la maestria degli artisti.

Da allora il Comunale ha avuto una nuova vita, meno incentrata sulla lirica a causa dei costi sempre più elevati richiesti da questo genere di rappresentazioni, ma ugualmente di prima qualità con la presenza di artisti di spicco nel campo della prosa, della danza e della musica. Un’attività che continua e che costituisce motivo di orgoglio e di vanto per la città.

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