Chiesa dei SS. Cristoforo, Quirico e Giulietta

riedificata nel 1543

Pieve o Chiesa Vecchia

La facciata di questa chiesa, completamente riedificata nel 1543 e successivamente ampliata all’inizio del Seicento e nella prima metà del Settecento, è caratterizzata da quattro agili lesene con capitello che percorrono la parete e dall’alto basamento dell’architrave del timpano.

Il campanile settecentesco della Chiesa rimane “il campanile” di Lonigo, risorto dopo la restituzione del concerto di nove campane nel 1988/89. Sulle ultime tre campane, collocate nella Pasqua del 1989, sono state incise le immagini dei santi patroni della vecchia Pieve: Cristoforo, Quirico, Giulitta e della santa della grande devozione vicentina, Maria Bertilla. L’istituzione di una scuola campanaria ha creato in Lonigo appassionati e devoti campanari che fanno risuonare le prestigiose campane in ogni ricorrenza. Il campanile della Chiesa Vecchia caratterizza il profilo del paese ed è il degno anticipo, nella sua svettante grazia, dell’armonia settecentesca che governa tutta la chiesa.

Lo spazio interno è quasi quadrato, scandito da possenti pilastri; dieci finestre riccamente incorniciate illuminano l’aula. I recenti restauri fanno della visita a questa chiesa una ricognizione della pittura settecentesca veronese. L’attuale altare maggiore di gusto neoclassico sostituisce quello originale seicentesco che recava la pala di Montagna, che ora è collocata sopra la porta della sacrestia. Gli altari barocchi della Pieve sono miracolosamente intatti e al loro posto, ogni altare che oggi vediamo ebbe un suo predecessore seicentesco, del quale furono utilizzati alcuni elementi. Tutti sono in armonia tra loro e con le caratteristiche architettoniche della chiesa.

Il primo altare a destra è quello di San Carlo in cui si può ammirare la pala raffigurante L’apparizione della croce a San Carlo Borromeo: su un cielo tempestoso due angeli mostrano una croce, reliquiario dove è custodito il Sacro Chiodo venerato dall’arcivescovo di Milano durante la peste. Il paesaggio sullo sfondo è il borgo di Lonigo con le sue Torri, il Campanile, il fiume e la collina con l’abbazia di S. Fermo. Il secondo altare a destra è quello del Rosario adornato dalla tela di Gaetano Scabari che rappresenta La vergine col Bambino che consegna il rosario a San Domenico, qui raffigurato con un grosso libro aperto in mano mentre dall’angolo sbuca un cane con una fiaccola accesa in bocca (a ricordo del sogno profetico della madre del Santo). A fianco del santo c’è la dolce figura di s. Rosa da Lima.

La tela è contornata da quindici tondi che rappresentano i misteri del Rosario. Il terzo altare a destra è quello della Pietà in cui sono presenti, ai lati, le statue di S. Bovo e S. Giovanni Nepomuceno che testimoniano le devozioni locali. In quest’altare è presente la tela, sublime e solitaria di Saverio Dalla Rosa che rappresenta La Deposizione. Punto nodale della tela è la Vergine svenuta con ai piedi il corpo esanime di Cristo; sul petto della Madonna, sul volto di Cristo e sul lenzuolo si accendono crudi bagliori di luce che accentuano il pathos che pervade la scena. Se ci si sposta a sinistra il primo altare è quello del Carmine ai cui lati sono state poste le statue settecentesche di S.Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila. La pala di Giandomenico Cignaroli raffigura la Madonna in trono che consegna lo scapolare a San Simone Stock. Il secondo a sinistra è l’altare dello Spirito Santo e della Madonna della Cintura ornato da un S. Antonio e una Madonna del Rosario. Il terzo altare a sinistra è quello del Corpus Domini in cui la pala del veneziano G. Angeli rappresenta l’ Ultima cena in uno scorcio verticale abbastanza inconsueto.

Il Crocefisso a fianco dell’altare maggiore proviene da S. Marina ed è tutto ciò che rimane di quella chiesetta campestre dalla lunga storia. Sono settecenteschi anche tutti gli arredi della chiesa.

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